Roma, spunta il "tesoretto" della mafia: 3 milioni in contanti, orologi e

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Oltre agli arresti carabinieri e finanzieri hanno eseguito decine di perquisizioni e sequestrato esercizi commerciali come bar, ristoranti, pizzerie e sale slot.

Gli agenti, intervenuti nel pomeriggio di ieri, hanno rinvenuto nel terreno molti pneumatici fuori uso, circa trenta elettrodomestici abbandonati, probabilmente pronti per essere privati del rame, e cinque carcasse di auto bruciate in un fosso, che impedivano il normale flusso delle acque. I militari stanno anche eseguendo il sequestro di beni, disposto dalla Dda di Roma.

In manette sono finite persone accusate di appartenere a due distinte associazioni per delinquere finalizzate all'estorsione, l'usura, il riciclaggio, l'impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, e il fraudolento trasferimento di beni o valori.

Vitagliano è considerato personaggio di spicco del narcotraffico internazionale, con 'fatturati' da capogiro, contiguo al clan camorrista degli Amato-Pagano, denominato degli "Scissionisti", operante a Nord di Napoli.

Nel corso delle indagini, è emerso che l'organizzazione capeggiata da Giuseppe Cellamare si è imposta nel comune di Monterotondo, avvalendosi della condizione di assoggettamento derivante dalla propria "fama criminale", ripetutamente affermatasi con atti di violenza compiuti dai membri del sodalizio al fine di recuperare i crediti delle estorsioni e delle usure. Durante le indagini, all'organizzazione e' stato sequestrato un vero e proprio arsenale, costituito da armi e munizioni comuni e da guerra.

Tra gli indagati anche l'imprenditore Antonio Pulcini, già coinvolto nell'inchiesta Mafia Capitale, un notaio, tre commercialisti e quattro dipendenti infedeli di banca, di cui due arrestati. Secondo le prime indiscrezioni, sarebbero stati sequestrati beni per un totale di 280 milioni di euro.

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