Perché Francesco va a rendere omaggio a don Mazzolari e don Milani

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Perché Francesco va a rendere omaggio a don Mazzolari e don Milani

Don Primo Mazzolari e Don Lorenzo Milani ricevono oggi dalla loro Chiesa un atto di riparazione a nome della gerarchia cattolica. Tra un rinvio e l'altro il processo si concluse il 15 febbraio 1966 con la richiesta da parte del pubblico ministero di otto mesi di reclusione per don Milani e otto mesi e mezzo per Pavolini, il direttore di Rinascita la rivista del Pci che autonomamente aveva pubblicato la Lettera di Milani ai cappellani militari. Nel suo videomessaggio il Papa non ha omesso di citare "qualche attrito e qualche scintilla, come pure qualche incomprensione con le strutture ecclesiastiche e civili, a causa della sua proposta educativa, della sua predilezione per i poveri e della difesa dell'obiezione di coscienza". "Dalla notizia della visita del Santo Padre in poi è stato un crescendo di gioia: ci sentiamo dei privilegiati e dobbiamo dire grazie a don Primo e a papa Francesco", dice don Gianni Maccalli, parroco di San Pietro apostolo. Sopra la terra il cardinale gesuita a mani giunte, che arrivato "dalla fine del mondo" al soglio pontificio, ha lasciato tutti di stucco scegliendo di chiamarsi come il poverello di Assisi. "Siamo in 4 mila fedeli: tutti, perfino i bambini dell'asilo, si sono preparati all'incontro con il Papa".

Il Santo Padre non incontrerà ammalati e diversamente abili, perché non essendo questa la finalità della visita non potrebbe salutarli come vorrebbe. Di recente, in occasione del pellegrinaggio di Papa Francesco a Bozzolo e a Barbiana, per rendere omaggio a don Primo Mazzolari e a don Lorenzo Milani, "i due sacerdoti che oggi ci offrono un messaggio di cui abbiamo tanto bisogno" come li ha definiti il Papa all'Angelus di domenica scorsa, ricordiamo solo l'ultimo in ordine di uscita: "Parole per i timidi e i disobbedienti" del giornalista sportivo Andrea Schiavon (ADD editore) dedicato all'autore di "Lettera a un professoressa" di cui il prossimo 26 giugno ricade il cinquantesimo anniversario della morte.

Bergoglio, che è stato accolto a Bozzolo dal suono delle campane a festa, si è soffermato a pregare sulla tomba del parroco. A destra della tomba è stata collocata la rosa d'argento che lo stesso Francesco ha donato lo scorso gennaio. "Il libro di Gesualdi, che ha vissuto in casa con don Lorenzo tutto il periodo di Barbiana, ci svela il vero volto di un prete, maestro, uomo, "padre" che ha fatto del suo sacerdozio un dono ai poveri più poveri". Sulla tomba è incisa l'invocazione tratta dal libro del profeta Geremia, che don Primo trascrisse di suo pugno: "E io non ho paura, perché seguo te, il Pastore". "Mi piacerebbe - ha concluso - che lo ricordassimo soprattutto come credente, innamorato della Chiesa anche se ferito, ed educatore appassionato con una visione della scuola che mi sembra risposta alla esigenza del cuore e dell'intelligenza dei nostri ragazzi e dei giovani". Non una visita ufficiale, e anche breve, ma densa di significati.

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