La solennità del Corpus Domini

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La solennità del Corpus Domini

Oggi riscopriamo ancora la ricchezza della celebrazione eucaristica perché, nutriti dalla Parola e dal Pane di vita, diventiamo Chiesa che annuncia a tutti la salvezza.

L'apostolo Giovanni ha descritto nel Vangelo una grande folla che in Galilea seguiva Gesù, affascinata, "perché vedeva i segni che compiva sugli infermi" (Gv 6,2). Egli ovviamente chiarisce che non si parla del suo corpo fisico, ma della pienezza di comunione con lui, con il Figlio dell'uomo, il Risorto. Suo corpo è anche la Chiesa, corpo mistico di cui Cristo è la testa. Nell'omelia rivolta alle centinaia di migliaia di fedeli presenti in piazza, Jorge Mario Bergoglio - che tiene in mano un pastorale in acciaio donatogli dagli operai dell'Ilva di Genova durante la visita dello scorso 27 maggio - evidenzia che "l'Eucaristia non è un sacramento "per me", è il sacramento di molti che formano un solo corpo".

Già i primi cristiani paragonarono il corpo spezzato di Cristo al grano, macinato in farina per diventare pane, dopo essere stato mischiato all'acqua della vita e passato nel fuoco dello Spirito. Attraverso la comunione al corpo e al sangue di Gesù, ognuno di noi partecipa alla vita divina, che è vita eterna. Da cosa si vede che è vivo in noi il senso della Sua presenza?

Dio ci dona se stesso e noi restiamo immobili di fronte all'Onnipotente che si fa pane per noi? Ecco perché noi celebriamo oggi la realtà umana e divina del Verbo fatto carne e anche quella del corpo risorto; ed ecco perché ci dà davvero quanto promesso. Eppure, puntualizza Bergoglio, "questa facoltà unica, che il Signore ci ha dato, è oggi piuttosto indebolita: nella frenesia in cui siamo immersi, tante persone e tanti fatti sembrano scivolarci addosso". Bisogna essere presenti alla sua presenza reale. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo...

"Chi mangia questo pane vivrà in eterno" (v. 58). 52 I giudei dunque litigavano gli uni con gli altri dicendo: "Come può costui darci da mangiare la sua carne?".

"Se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita" (v. 53). 55 Infatti la mia carne è vero cibo e il mio sangue è vera bevanda.

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. 57 Come ha mandato me il Padre vivente, e io vivo per mezzo del Padre, anche chi mangia me, pure lui vivrà per mezzo di me. 6, 51-58) scelto per la festa del Corpus Domini riguarda la seconda parte del cosiddetto discorso sul pane disceso dal cielo pronunciato da Gesù nella sinagoga di Cafarnao. E "questo Pane di unità - è l'auspicio del Pontefice - ci guarisca dall'ambizione di prevalere sugli altri, dall'ingordigia di accaparrare per sé, dal fomentare dissensi e spargere critiche; susciti la gioia di amarci senza rivalità, invidie e chiacchiere maldicenti".

Una domenica per riflettere su chi è Dio.

Il Santo Curato d'Ars, Giovanni Maria Vianney, nel celebrare la Messa, talvolta si doveva fermare perché le lacrime gli scendevano sul volto. Perché i nostri preti, invece di parlare della Parola, ci inondano di inutili parole e di astratti concetti teologici, o giocano a fare gli intrattenitori simpaticoni?

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