L.elettorale: scontro su tempi, asse Pd-Fi-M5S per aula 5 giugno

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L.elettorale: scontro su tempi, asse Pd-Fi-M5S per aula 5 giugno

"Sostenere il governo Gentiloni è sostenere noi stessi, quando si vota lo si decide nei luoghi competenti ma la legge elettorale va fatta non perché abbiamo impazienza di andare a votare ma perchè è condizione di serietà del patto con il Capo dello Stato e con i cittadini", ha poi detto ancora Renzi in direzione aggiungendo però che "in democrazia capita di votare" e "sostenere che il voto costituisce una minaccia è una tesi suggestiva che non suggerirei ai giovani".

Rimane aperta la questione sbarramento: volendo traslare esattamente il meccanismo della Germania, questa dovrebbe attestarsi al 5%, ma si tratta di un'asticella che potrebbe escludere dalla ripartizione soggetti come Articolo 1- Mdp, Sinistra italiana, Ap di Alfano e anche Fratelli d'Italia, un conglomerato di forze molto diverse che potrebbe superare il 13% secondo i sondaggi: una quota di mancata rappresentanza forse troppo elevata, da indurre a ragionare su un possibile abbassamento al 3 o al 4%.

Anche Ettore Rosato, capogruppo del PD alla Camera ha commentato positivamente l'incontro con il M5S: "Tutto bene". Da una parte Grillo fu accusato di aver buttato un'occasione di confronto per cambiare davvero le cose e probabilmente pensò che all'epoca il M5s avesse bisogno proprio di quello; dall'altra Renzi non vedeva l'ora di dire quello che poi disse in faccia al leader dei Cinquestelle: "Esci da questo blog, Beppe, esci da questo streaming". Renzi ha comunque promesso che non sarà una campagna elettorale "sulle alleanze del dopo".

Ma questo ritorno alla Prima Repubblica a chi gioverebbe? Rimaniamo convinti che a questo Paese serva una forza che rappresenti il popolo del centrosinistra.

I PARTITI - Il primo dato che balza all'occhio è che soltanto quattro partiti sarebbero rappresentati: i più grossi. Il primo degli incontri in programma per oggi, per certi versi il più inedito, è stato tra le due maggiori formazioni politiche italiane nella sala Berlinguer del gruppo Dem alla Camera.

Se viceversa ha eletto più candidati uninominali rispetto al numero di seggi conquistati, si aumenta la composizione del Bundestag fino a contenere tutti i vincitori nei collegi uninominali.

Come abbiamo già evidenziato la totale applicazione del sistema tedesco in una legge elettorale per l'Italia non sembra fattibile. Ciò nonostante, con gli attuali equilibri, la maggioranza al Senato arriva a quota 200, per l'approvazione del sistema tedesco e per lo sbarramento al 5%. Anche la Lega di Salvini alla fine convergerà visto che alla fine il sistema tedesco non è male per il Carroccio che avrà modo di misurare il proprio peso elettorale nel migliore dei modi ottenendo nel contempo la cancellazione dei tanto detestati cespuglietti centristi. Siamo quindi nel pieno di un sistema uninominale, con cui si scelgono dei parlamentari il cui numero andrà a fare parte dei seggi che i partiti a cui appartengono si guadagnano con la seconda preferenza espressa dai votanti, quella che fa la differenza e che, di fatto, vedrà governare chi vince. Certo, ammette, ci vuole prudenza e, guardando al dopo voto, spiega come nessuno scenario sia da escludere, larghe intese comprese.

Ad allarmare, ci pensa invece il Ministro degli Esteri, dichiarando che tale fretta nelle elezioni porterà ad un conto salatissimo. Se infatti il modello proporzionale raccoglie consensi anche tra le forze più piccole, ad agitare le acque ed alzare la tensione anche dentro la maggioranza che sostiene il governo, è la soglia di sbarramento al 5% prevista nell'accordo. Chi invece ne sarebbe maggiormente danneggiato?

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