Il Papa a Barbiana nel ricordo di don Milani

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Il Papa a Barbiana nel ricordo di don Milani

Pellegrino "sulle orme di due parroci che hanno lasciato una traccia luminosa, per quanto scomoda, nel loro servizio al Signore e al popolo di Dio". E che i tempi siano cambiati, lo testimonia l'annuncio del cardinale Betori, che, palando all'assemblea el clero fiorentino riunita a Monte Senario, ha detto: "Martedì 20 giugno, con grande gioia, accoglieremo Papa Francesco a Barbiana, in visita privata per pregare sulla tomba di don Lorenzo Milani, una delle figure più significative della storia del nostro presbiterio". In quella missiva a Florit del 5 marzo 1964 don Milani - il Papa non lo ha citato - scriveva, tra l'altro: "Più santamente io tacevo e più scandalosa appariva la lontananza del vescovo dai poveri, dalla verità, dalla giustizia". Dal cardinale Silvano Piovanelli, di cara memoria, in poi - prosegue il Papa - gli arcivescovi di Firenze hanno in diverse occasioni dato questo riconoscimento a don Lorenzo.

La presenza di Papa Francesco a Barbiana è, come detto, storica e Francesco lo sottolinea: "Non posso tacere che il gesto che ho oggi compiuto vuole essere una risposta a quella richiesta più volte fatta da don Lorenzo al suo vescovo, e cioè che fosse riconosciuto e compreso nella sua fedeltà al Vangelo e nella rettitudine della sua azione pastorale. Oggi lo fa il vescovo di Roma, ciò non cancella amarezze ma dice che la Chiesa riconosce in quella via un modo esemplare di servire il Vangelo". Per esempio il suo profondo equilibrio fra durezza e carità'. "Di quella umanizzazione che rivendichiamo per ogni persona su questa terra, accanto al pane, alla casa, al lavoro, alla famiglia, fa parte anche il possesso della parola come strumento di libertà e di fraternità". Quella di don Lorenzo è una santità che sarebbe difficilmente canonizzabile: "non c'è bisogno che don Lorenzo faccia i miracoli perché la sua vita è stata un miracolo".

La visita di Bergoglio è durata poco più di un'ora. Il rischio, secondo il presidente della Fondazione, è che la grande notorietà di don Lorenzo, dopo la piena riabilitazione voluta da Francesco, porti folle di visitatori in questo luogo finora protetto nella sua integrità silenziosa, col che diventi una sorta di improprio 'santuario'. "Aveva sete di assoluto - ha sottolineato Papa Francesco - e Don Lorenzo ci insegna anche a voler bene alla Chiesa con la schiettezza e la verità che possono creare anche tensioni ma non fratture e abbandoni".

"E' la parola che potrà aprire la strada alla piena cittadinanza nella società, mediante il lavoro, e alla piena appartenenza alla Chiesa, con una fede consapevole", ha affermato Papa Francesco, ricordando la "passione educativa" di don Milani, e "il suo intento di risvegliare nelle persone l'umano per aprirle al divino".

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