Danni da vaccino, Corte UE: per nesso causale bastano indizi gravi

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Danni da vaccino, Corte UE: per nesso causale bastano indizi gravi

Quanto alla sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione europea sul nesso di causalità tra vaccini e malattie, il Codacons ha aggiunto: "La Corte di Gustizia Ue, che ha certificato il possibile nesso di causalità tra vaccini e malattie, conferma in modo definitivo quanto il Codacons denuncia ormai da mesi e in ogni sede possibile, comprese le aule di giustizia dove poche settimane fa l'associazione, dinanzi la Corte d'Appello di Milano, ha ottenuto la condanna definitiva del ministero della Salute in favore di una famiglia danneggiata dalle vaccinazioni". E' il caso di un cittadino francese su cui è intervenuta in questi giorni la Corte di giustizia dell'Unione europea. La famiglia si è allora rivolta alla Corte Ue, avendo ragione e ottenendo infine questa sentenza contro i vaccini.

Per i giudici, la vicinanza temporale tra la somministrazione del vaccino e l'insorgenza della malattia, l'assenza di precedenti personali e familiari e "l'esistenza di un numero significativo di casi repertoriati di comparsa di tale malattia a seguito di simili somministrazioni" possono costituire indizi sufficienti a formare una simile prova anche "in mancanza di consenso scientifico".

Tra la fine del 1998 e la metà del 1999, all'uomo era stato somministrato un vaccino anti-epatite B.

La Corte di Giustizia Europea ha stabilito che il nesso di casualità tra la somministrazione di un vaccino e l'insorgere di una malattia può essere provata per mezzo di indizi gravi e precisi. Nell'agosto dello stesso anno, sono comparsi i primi sintomi di sclerosi multipla, diagnostica nel novembre del 2000. "W, alla mancanza di precedenti familiari e al collegamento temporale tra la vaccinazione e la comparsa della malattia".

Motivo per il quale la corte ha fornito ai giudici nazionali la possibilità di concludere che "l'esistenza di un difetto del prodotto" sia "la spiegazione più plausibile dell'insorgenza del danno" a prescindere dall'esistenza o meno di prove scientifiche al riguardo, ma unicamente sulla base di "indizi sufficientemente gravi, precisi e concordanti". W affermava di aver subìto a causa del vaccino.

"Escludere qualunque modalità di prova diversa dalla prova certa tratta dalla ricerca medica avrebbe l'effetto di rendere eccessivamente difficile o (.) addirittura impossibile far valere la responsabilità del produttore", scrive il tribunale del Lussemburgo.

Così potrebbe essere, in particolare, nel caso in cui detti indizi conducano il giudice a ritenere, da un lato, che la somministrazione del vaccino costituisca la spiegazione più plausibile dell'insorgenza della malattia e, dall'altro, che tale vaccino non offra quindi la sicurezza che ci si può legittimamente attendere.

"Non è indispensabile la certezza scientifica per provare che una malattia è stata causata da un vaccino".

Inoltre, "non è consentito né al legislatore nazionale né ai giudici nazionali istituire un metodo di prova per presunzioni che permetta di stabilire automaticamente l'esistenza di un nesso di causalità in presenza di taluni indizi concreti predeterminati".

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