Caso Maugeri, giudici: "Formigoni spregiudicato, a lui 6 mln in 5 anni"

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Caso Maugeri, giudici:

Lo sottolineano i giudici del Tribunale di Milano nelle motivazioni della sentenza che il 22 dicembre scorso, portò alla condanna dell'ex governatore lombardo a 6 anni per corruzione. L'ex presidente della Regione Lombardia si è dimostrato "particolarmente callido e spregiudicato" e nel suo ruolo di presidente della giunta regionale agiva "per fini marcatamente di lucro" "Roberto Formigoni - si legge nel provvedimento - ha strumentalizzato le proprie prerogative di presidente della giunta regionale a copertura globale degli interessi di Fondazione Maugeri e di Fondazione San Raffaele". Anche perché, sostengono i magistrati, "vi è un quai parallelismo tra le erogazioni alle due fondazioni e l'erogazione delle utilità".

"Secondo l'accusa il faccendiere Pierangelo Daccò, già condannato nel processo San Raffaele, e l'ex assessore lombardi Antonio Simone sono stati il bancomat attravero il quale l'allora governatore della Regione - al Pirellone ininterottamente da 1995 al 2013, avrebbe goduto di una serie di benefit di lusso, tra cui "viaggi ai Caraibi barche con tanto di champagne a bordo". In un capitolo delle quasi 700 pagine di motivazioni della sentenza di condanna a 6 anni di carcere per Roberto Formigoni per il caso Maugeri, i giudici esaminano anche, una ad una, "le utilità percepite dal Presidente Formigoni, suddividendole in alcune macrocategorie per comodità espositiva: imbarcazioni; vacanze di Capodanno ed altri viaggi; villa in Arzachena - Località Li Liccioli; denaro contante; finanziamento elettorale di 600.000 euro". Per i giudici, inoltre, "l'evidenza delle prove raccolte smentisce in radice la tesi della difesa di Formigoni", secondo cui le cosiddette "utilità del presidente" non sarebbero altro che "omaggi e regalie rientranti nell'ambito di un normale rapporto di amicizia tra Formigoni e Daccò". "Pur avendo tali cene, indubbiamente, un ritorno in termini di immagine per Formigoni - si legge nelle motivazioni - esse rispondevano anche al tornaconto di Daccò, che in questo modo accreditava (soprattutto agli occhi dei funzionari della Regione e dei Direttori Generali) la sua immagine di imprenditore del settore Sanità molto vicino al Presidente".

Per il Tribunale, 6 anni sono una pena giusta per Formigoni tenuto conto della "gravità delle condotte, dell'intensità del dolo, dell'entità delle utilità illecite percepite per la messa a disposizione della altissima funzione, della mancanza di alcun quantomeno parziale risarcimento del danno, della notevole entità dei danni patrimoniali cagionati". "Ingenti capitali", quelli spesi da Daccò e Simone per garantirgli "vacanze in località esclusive, disponibilità di imbarcazioni di lusso, uso di dimore di pregio, un altissimo tenore di vita, cene di rappresentanza e viaggi su aerei privati". I pm Laura Pedio e Antonio Pastore avevano chiesto di condannarlo a 9 anni, ma i giudici, però, l'hanno assolto dall'accusa di associazione a delinquere.

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