Brexit, negoziati al via. Posizione di Londra confusa

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Brexit, negoziati al via. Posizione di Londra confusa

Non è facile prevedere cosa accadrà durante i negoziati, anche perché è la prima volta che uno stato membro decide di lasciare l'Unione europea. È quanto riporta anche una analisi di VoteWatch Europe. "Commercio, dogane e logistica tra Ue e Regno Unito", la diplomatica britannica sottolinea che Londra "vuole restare un alleato forte della Ue".

La premier non si è presentata subito per dare conforto alle vittime e, quando lo ha fatto, ha mostrato un atteggiamento freddo e distaccato, che non è riuscita a spiegare alla Bbc, tanto da arrivare a balbettare. La lobby industriale tedesca sarebbe quindi a favore di una "soft Brexit". Il primo è l'assenza di un governo, che visti i numeri risicati non si sa se verrà mai formato, e che forza avrà.

A Parigi potrebbe volare la Hsbc Holdings.

La Grande Ritirata sulla Brexit è cominciata. Il primo è quello delle garanzie reciproche per i cittadini europei che vivono nel Regno Unito e per i britannici residenti negli altri paesi Ue. Ma sono soprattutto i deputati ad agitarsi.

Lo svantaggio dovuto all'esigenza di finanziare la exit bill tramite emissione di debito pubblico sarebbe tuttavia compensato dall'azzeramento dei contributi netti annuali che la Gran Bretagna deve versare al bilancio dell'UE e che negli ultimi cinque anni, tenuto conto del rimborso della Gran Bretagna e dei programmi di spesa dell'UE nel Regno Unito, sono stati pari in media a 7,75 miliardi di sterline. L'Italia, riporta VoteWatch Europe potrebbe beneficiare dal ritorno di giovani emigrati all'estero, ma il mercato del lavoro italiano non è ancora pronto ad accoglierli e il governo italiano potrebbe proporre delle concessioni agli inglesi per non limitare i diritti dei cittadini italiani presenti nel Regno Unito.

Inoltre si chiede che gli accordi transitori, che saranno in vigore fino al deal finale del 2019, mantengano gli attuali benefici economici dati dall'accesso al mercato unico.

Hanno preso ieri il via, a un anno dal referendum, le trattative per la Brexit, l'uscita dal Regno Unito dall'Unione Europea. Una relazione futura che il ministro britannico per la Brexi aveva definito, con molta "captatio benevolentiae" come "un nuovo, profondo e speciale partenariato". Nel caso in cui ci fosse un voto di fiducia favorevole a Theresa May ed un accordo con il Partito Unionista Democratico nord irlandese, l'attuale governo avrebbe una maggioranza di soli 3 parlamentari. Il Regno Unito vede la giurisdizione della corte come un'intrusione ma l'Ue non sembra disposta a cedere.

Mentre da un lato la Commissione Europea ha già avuto modo di rendere pubblici i suoi "documenti di posizione" riguardo i primi due punti, dall'altro il governo britannico, probabilmente a causa del terremoto elettorale, non è riuscito ad inoltrare a Bruxelles i propri "documenti di sintesi".

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