"Stupratore indigente": a Torino negato il risarcimento dello Stato alla vittima

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Né dall'aggressore né dallo Stato. "È difficile che lo Stato italiano chieda il rispetto della legge - sottolinea amaramente l'avvocato - se per primo si sottrae al rispetto dei diritti dei cittadini". Il motivo? L'indigenza economica dello stupratore ma anche un'interpretazione discrezionale di una direttiva UE da parte dei giudici che hanno esaminato il caso. La norma prevede che le vittime di reati violenti debbano essere risarcite dallo Stato perché in molti casi non possono ottenere risarcimento dall'autore del reato, spesso non identificato o non abbiente.

Succede a Torino, dove il tribunale civile non ha riconosciuto quanto previsto da una direttiva europea che garantisce un "adeguato e equo ristoro" alle vittime di reati violenti intenzionali. Nel caso di Torino, però, secondo quanto espresso dai giudici, "la donna non avrebbe fatto tutto quello che era in suo potere per ottenere il risarcimento" dal suo aguzzino, ovvero dall'uomo che l'ha violentata.

Il 22 ottobre del 2011 Roberta stava rientrando a casa dopo una giornata di lavoro. Il suo aggressore non si è limitato a rapinarla di ogni suo avere, ma l'ha stuprata brutalmente. Negli stessi giorni in cui il giudice torinese negava l'indennizzo a Roberta, la Corte d'Appello civile del capoluogo lombardo condannava la Presidenza del Consiglio a risarcire con 220mila euro due donne, madre e figlia, vittime di rapina e stupro. I giudici di Torino hanno però sentenziato contro la donna, respingendo il suo ricorso. La giustizia penale ha fatto il suo corso: l'uomo è stato condannato a 8 anni e due mesi di carcere.

La questione ruota intorno a quella direttiva Ce per la quale l'Italia nell'ottobre scorso è stata condannata dalla Corte di Giustizia europea perché inadempiente nella sua applicazione. La assale alle spalle, la violenta, poi la rapina. Così come lo stupratore di Roberta. Ma questa ennesima vittima di violenza non avrà alcun risarcimento da parte dello Stato.

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