Renzi al padre: "Devi dire la verità"

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Renzi al padre:

1Ministro Orlando avvia verifiche - Intanto il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha avviato, tramite l'ispettorato generale, accertamenti preliminari presso gli uffici interessati sulla pubblicazione del contenuto delle intercettazioni relative al dialogo tra Matteo Renzi e il padre. E tuttavia, ingenuo come sono, credo a Repubblica perché mi sembra impossibile che pubblichino un pezzo senza alcuna verifica: se lo scrivono, sarà vero. La pubblicazione è come sempre illegittima ed è l'ennesima dimostrazione di rapporti particolari tra alcune procure e alcune redazioni", si lamenta Renzi, prima di precisare "non sono il primo a passare da questa gogna mediatica. Anzi: ad altri e' andata peggio.

Da quello che scrive Renzi sembra che ci sia stata una causa di risarcimento danni in sede civile per qualcosa scritto da Lillo e che si sia arrivati a un accordo, magari in sede di mediazione civile, per il pagamento di una cifra a risarcimento del danno. È Matteo Renzi al dirlo al padre Tiziano il 2 marzo, alla vigilia della convocazione di quest'ultimo in procura, nell'ambito della vicenda Consip. "Risalgono a qualche settimana fa e sono già in un libro (.)".

"E' una cosa molto seria", afferma l'ex premier, secondo quanto ricostruito da Lillo: "Devi ricordarti tutti gli incontri e i luoghi". "Io - dice l'ex premier rivolgendosi al padre - non voglio essere preso in giro e tu devi dire la verita' in quanto in passato la verita' non l'hai detta a Luca e non farmi aggiungere altro". "Sono 20 anni che c'è il malcostume di pubblicare le intercettazioni anche irrilevanti, è vergognoso ma io lascio al codice deontologico dei giornalisti, sono sostenitore del lavoro dei giornalisti ma io non chiedo alcunché". E ancora: "Devi dire nomi e cognomi", "non puoi dire bugie o non mi ricordo e devi ricordarti che non è un gioco". E affronto mio padre. Ma sono un figlio. Ma umanamente - sottolinea Renzi - mi feriscono perché in quella telefonata sono molto duro con mio padre.

Il bisogno di verità da parte di Matteo Renzi. "Da uomo delle istituzioni, però, non potevo fare diversamente". "Questa storia puzza", prosegue. Le strade sulle quali decidono di puntare sono due: una imprenditoriale, la incarna il faccendiere Carlo Russo, socio di Tiziano Renzi; l'altra politica porta a Luca Lotti. Nel corso della conversazione, avvenuta la mattina del 2 marzo scorso, l'ex premier invita il papà (indagato per traffico di influenze illecite) a "non dire bugie" e gli chiede quante volte si sia incontrato con l'imprenditore napoletano Alfredo Romeo. "Fidati", l'altro è lapidario: "Non ti credo".

"È tutto assolutamente in linea con la nostra difesa. Allora o lei. mi "cucina" un attimo lei un ragionamento. mi dice.inc." va bé avvocà. parliamo con questo, parliamo con quest'altro oppure (tono di voce bassissimo). le fisso io un appuntamento con. Insomma, le intercettazioni hanno senso se l'intercettato è ignaro delle attenzioni su di lui e dunque Renzi, semmai, avrebbe dovuto pensare che quel telefono non fosse più intercettato, secondo Ermini, dal momento che l'inchiesta era ormai di dominio pubblico.

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