Multa salata per Facebook: 110 milioni per informazioni fuorvianti

Share

Multa salata per Facebook: 110 milioni per informazioni fuorvianti

Qualche dubbio sulle intenzioni, all'epoca, c'era già, ma la società di Menlo Park aveva promesso che non avrebbe fatto nulla per opporsi alla legge. Quanto accaduto era stato già sottoposto all'attenzione dei legali di Facebook il 20 dicembre 2016 attraverso una dichiarazione di opposizione.

Tornare indietro ora non è possibile a meno di una scelta del quartiere generali, magari in virtù della maximulta da 110 milioni di euro inflitta dall'Antitrust Ue a Facebook. Tuttavia, i messaggi di WhatsApp dell'utente non saranno condivisi su Facebook per essere visti da altri.

Ma cosa è successo materialmente nell'agosto del 2016? I dubbi europei sull'operazione riguardarono i dati sensibili degli utenti in possesso di profili su entrambi i sistemi. Chi non vuole condividere i dati, infatti, può disattivare un'opzione dalle impostazioni dell'app (si hanno solo trenta giorni di tempo dall'accettazione dei nuovi termini).

Per la Commissione europea, l'azienda al momento dell'acquisizione aveva negato il trasferimento dei dati degli utenti da una piattaforma all'altra, cosa invece avvenuta in seguito.

Due anni dopo l'acquisizione, siamo nel 2016, la svolta. La risposta ai problemi riscontrati sono stati ritenuti "insufficienti". L'applicazione di messaggistica, ricordiamo, è utilizzata da più di un miliardo di persone.

Quando ha informato le autorità europee sul suo piano di acquisizione di WhatsApp, nel 2014, in almeno due occasioni Facebook ha dichiarato alla Commissione Europea che non sarebbe stato in grado di automatizzare in modo affidabile l'abbinamento di account Facebook e WhatsApp. Secondo Bruxelles questa decisione va nell'ottica di "un chiaro segnale alle società che devono rispettare le regole Ue, incluso l'obbligo di fornire informazioni corrette".

E' la prima volta che la Commissione impone una multa ad una azienda per aver fornito informazioni scorrette o ingannevoli da quando il regolamento sulle fusioni è entrato in vigore (2004). "La Commissione deve trovarsi nella posizione di prendere decisioni sugli effetti delle fusioni sulla concorrenza con piena coscienza di fatti accurati", ha aggiunto Vestager, vera a prorpia "erinni" della concorrenza, determinata fino in fondo a difendere i diritti dei cittadini Ue di fronte allo strapotere dilagante dei grandi player Usa del web.

Share

Pubblicità



© Molisedoc. Tutti i diritti riservati.