Turchia, appello Fnsi a Italia e Ue per liberazione Del Grande

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Turchia, appello Fnsi a Italia e Ue per liberazione Del Grande

"Sto bene, non mi è stato torto un capello ma non posso telefonare, hanno sequestrato il mio cellulare e le mie cose, sebbene non mi venga contestato nessun reato". I miei documenti sono in regola, ma - ha continuato il giovane - non mi e' permesso di nominare un avvocato, ne' mi e' dato sapere quando finira' questo fermo.

Il sindaco Giuseppe Germani ha aderito all'appello lanciato dai giornalisti italiani che hanno chiesto iniziative sul territorio per chiedere la liberazione di Gabriele Del Grande, da dieci giorni trattenuto in Turchia. La ragione del fermo è legata al contenuto del mio lavoro. Mentre telefonava ha raccontato di essere circondato da quattro poliziotti. Ho subito ripetuti interrogatori al riguardo.

"Come abbiamo fatto sin dal primo momento, chiediamo con ancora più forza alle autorità italiane di porre con raddoppiata energia la richiesta di liberazione di Gabriele Del Grande, fermato solo e soltanto per aver tentato di svolgere il suo mestiere. Da stasera entrero' in sciopero della fame e invito tutti a mobilitarsi per chiedere che vengano rispettati i miei diritti". "Ma evidentemente il libero esercizio del diritto di cronaca in Turchia non è più consentito, né ai giornalisti turchi, circa 150 in galera, né a chiunque altro", hanno dichiarato il segretario generale e il presidente della Fnsi, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti. "La Fnsi conferma, quindi, con ancora più convinzione la manifestazione organizzata per il 2 maggio, vigilia della Giornata mondiale della libertà di stampa, nel corso della quale saranno letti i nomi dei giornalisti, turchi e non solo, attualmente in carcere in Turchia". C'è forte preoccupazione per questa vicenda soprattutto dopo l'ultima notizia arrivata dalla prigione dove è detenuto dopo che al vice console italiano ad Ankara e al legale turco del documentarista è stato impedito di incontrarlo. Ai compagni Gabriele ha raccontato: "Mi hanno fermato al confine, e dopo avermi tenuto nel centro di identificazione e di espulsione di Hatay, sono stato trasferito a Mugla, sempre in un centro di identificazione ed espulsione, in isolamento".

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