Elezioni presidenziali francesi: i mercati finanziari incrociano le dita

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Elezioni presidenziali francesi: i mercati finanziari incrociano le dita

In Francia sta per scattare l'ora X. Domenica la Francia voterà alle elezioni presidenziali e quello che sembra a tutti gli effetti un nuovo attentato terroristico rischia di trasformarsi in un grande spot per Marine Le Pen che ha incentrato tutta la campagna sulla lotta al terrorismo e la chiusura delle frontiere arrivando persino a sostenere che con lei al governo non ci sarebbero stati attentati.

Al momento la situazione è molto incerta e vede i quattro maggiori candidati molto vicini tra loro.

Per la precisione, il favorito Emmanuel Macron, candidato centrista, ex socialista ed ex banchiere d'affari, è dato al 23%, la leader del Front National, Marine Le Pen, è accreditata di un 22,4%, il candidato del centrodestra Francois Fillon è indicato al 19,9%, mentre l'uomo della sinistra radicale, Jean-Luc Melenchon, è risalito nelle ultime settimane sino a raggiungere il 19,8% delle preferenze. Macron, Le Pen, Fillon, Melenchon e gli altri sette in corsa per l'Eliseo parlano alle telecamere di France 2 ignari di quanto sta accadendo sugli Champs Elysées: due poliziotti uccisi a colpi di kalashnikov, un assalitore "neutralizzato", il cuore della capitale che viene militarizzato, elicotteri in volo, cecchini sui tetti. Il tutto a fronte di un numero di elettori indecisi che oscilla tuttora a seconda delle stime tra il 20% e il 30% del totale. In questo caso, sarebbero secondo gli esperti da preferire investimenti in azioni, in particolare titoli a media e piccola capitalizzazione in grado di beneficiare di eventuali sorprese in termini di crescita più robusta del previsto in Eurolandia.

Marine Le Pen
Marine Le Pen

Le reazioni politiche all'ennesimo attacco alla Francia, a due giorni dalle elezioni presidenziali, sono immediate.

L' attentato influenzerà il voto, non si sa come, il commento di Berlino. Potrebbe inoltre registrarsi un restringimento dello spread tra Oat francesi e Bund tedeschi, anche se secondo gli esperti di State Street Global Advisors sarà modesto "a causa del debito pubblico e del potenziale per la sua riforma".

Questo a lungo andare, tanto se scoppiasse una nuova recessione globale anche più modesta di quella del 2008, alimenterebbe forze anti-sistema "che in Francia sono quasi sempre endemiche".

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