Borsellino quater: ergastolo a boss, condannati falsi pentiti

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Borsellino quater: ergastolo a boss, condannati falsi pentiti

Ergastolo per i boss mafiosi Salvo Madonia, capomafia palermitano della cosca di San Lorenzo, tra i mandanti della strage di via D'Amelio in cui furono uccisi il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta, e per Vittorio Tutino, esecutore materiale. Condannati a 10 anni i "falsi pentiti" Francesco Andriotta e Calogero Pulci, accusati di calunnia. Infine i giudici hanno dichiarato estinto per prescrizione il reato contestato a Vincenzo Scarantino, imputato di calunnia pluriaggravata. Stesso reato contestato a Scarantino al quale, però, stasera i giudici della corte hanno riconosciuto la circostanza attenuante di essere stato indotto a fare le false accuse: la concessione dell'attenuante ha comportato la prescrizione del reato. Ai familiari delle parti civili costituite - congiunti di Borsellino e degli uomini della scorta - sono state liquidate provvisionali immediatamente esecutive comprese tra i 100.000 e i 500.000 euro ciascuno. I falsi pentiti sarebbero autori del depistaggio che ha portato alla condanna di sette innocenti per i quali, dopo il passaggio in giudicato dell'ultimo verdetto, verrà avviato il processo di revisione. E' questa la sentenza emessa ieri sera dalla Corte d'assise di Caltanissetta presieduta da Antonio Balsamo che fa chiarezza sulla strage del '92. "Analizzando la richiesta di archiviazione sul depistaggio - ha detto - prendo atto che per la Procura non ci sono estremi di reato". Scarantino è stato vittima, a sua volta, di un depistaggio.

"La sentenza di oggi restituisce dignità alla giustizia sulla strage di Via D'Amelio".

"Alcune di queste ombre sono state illuminate in questo dibattimento". "L'impianto accusatorio ha retto - ha aggiunto - quindi sono soddisfatto per l'esito del processo".

"Dopo tanti anni finalmente abbiamo la sentenza del Borsellino bis". Oltre all'avvocato Calogero Montante a chiedere l'assoluzione di Scarantino era stato anche l'avvocato Fabio Repici, legale di Salvatore Borsellino che nella sua arringa aveva ricordato: "Scarantino aveva tentato in più occasioni di ritrattare ma si è anche beccato una condanna per calunnia".

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