Referendum costituzionale: "Per il bene del Paese il Pd vota Sì"

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Referendum costituzionale:

Il commento illustra le linee essenziali della riforma (ad esclusione delle modifiche al Titolo V), evidenziando pregi, difetti e snodi da chiarire, partendo dai tre criteri-guida che dovrebbero ispirare le modifiche costituzionali: il rispetto delle forme, ossia delle procedure; giudicare la sostanza delle riforme, ovvero i loro contenuti e obiettivi, in base al rispettivo grado di fedeltà ai principi cardine del costituzionalismo democratico; stabilire se le riforme di volta in volta proposte siano consone alle peculiari esigenze politiche, alle caratteristiche antropologiche e alle specifiche condizioni sociali del Paese.

In città intanto è nato il Coordinamento chivassese del Comitato "NOi cittadini in difesa della Costituzione", che in questi giorni sta riprendendo la propria attività, dopo la pausa estiva.

Riforme che, tanto per essere chiari, sono state scritte da sedicenti "democratici" proprio per indebolire il potere democratico dei cittadini (il Senato sarà eletto dalla stessa classe politica, le leggi di iniziativa popolare richiederanno il triplo di firme, stessa cosa per i referendum popolari...), nonché per consentire alla classe politica di eseguire gli ordini provenienti da Bruxelles, Berlino e New York senza i troppi impedimenti creati da quell'orpello anacronistico chiamato "democrazia".

Una formulazione che ha suscitato non poche polemiche, in particolare all'interno dell'ampio e frastagliato fronte politico che si oppone alla riforma. "Bisogna avere il coraggio di cambiare votando sì". Un'occasione di dibattito tra i sostenitori del no, rappresentanti dallo stesso Pallante, e tra quelli del sì ai quali ha dato voce Luigi D'Andrea, docente di Diritto Costituzionale dell'Università di Messina.

Una Riforma istituzionale che voglia essere tale non può prescindere dalle regole di correttezza e di trasparenza della procedura di revisione costituzionale, diversamente si rischia di portare un sicuro "stravolgimento" dell'ordinamento giuridico italiano, ma in senso negativo e confusivo. "Porre rimedio ad una legge costituzionale che sbilancia i poteri è un incubo". Difficile individuare con certezza le ragioni di un andamento che andrebbe oltre le più rosee aspettative di quelli che, pur con un tasso di credibilità, di coerenza e di impegno non omologabile (vedi i "ravveduti" di FI), si stanno battendo perché, per dirla con la bella immagine di Paolo Prodi, "il bitorzolo" della riforma Boschi non deturpi la Costituzione.

Si è costituito anche a Sersale un Comitato per il No al prossimo referendum costituzionale.

Quando sei nella melma, questa la logica, devi quantomeno provare a smuovere le acque. "Se vincesse il no - commenta Pera - due conseguenze sono prevedibili". Grassi che invita i presenti a prendere il proprio smartphone e cercare su google il testo della riforma scaricabile da sito del Senato affiancato al testo attualmente in vigore.

O torniamo a distinguere i problemi, ad abbracciarli con una visione di insieme capace di superare le dicotomie in cui vorrebbe ingabbiarci la retorica dominante, oppure avremo già perso prima ancora della vittoria di qualunque sterile SI o NO.

Purtroppo in un clima di violenza nel quale ci stiamo abituando a vivere sembra che tutto il resto possa "essere accettabile", l'importante è moderare i toni.

E che ci vede sottomessi malgrado tutti i nostri più convinti SI e NO.

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