Licenziata perchè lesbica. Il giudice condanna la scuola privata

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Licenziata perchè lesbica. Il giudice condanna la scuola privata

Al rifiuto della docente di accettare ingerenze nella propria vita privata da parte del datore di lavoro, alla donna l'allora dirigente dell'Istituto aveva almeno chiesto di impegnarsi a "risolvere il problema", ricorda oggi il legale dell'insegnante, l'avvocato Alexander Schuster.

La proposta suscitò l'indignazione della docente, che non venne riassunta e perse il diritto ad ottenere la conversione del proprio contratto in un rapporto a tempo indeterminato.

Lo stesso giudice inoltre ha stabilito che l'istituto dovrà risarcire con 1500 euro ciascuna la Cgil del Trentino e l'Associazione radicale Certi diritti perché la condotta della scuola è stata una "discriminazione collettiva" che "ha colpito non solo la ricorrente, ma ogni lavoratore potenzialmente interessato all'assunzione presso l'Istituto". Gli articoli sono disponibili su euronews.net per un periodo limitato.

L'Istituto Figlie del Sacro Cuore di Gesù di Trento è stato condannato dal tribunale del lavoro di Rovereto a risarcire 25 mila euro, per aver discriminato una docente a causa del suo orientamento sessuale, ossia perché omosessuale.

"Sentenza importante che ribadisce come il diritto alla libertà di religione non significhi "diritto" a discriminare. Un concetto che nel nostro Paese è bene ripetere spesso". "È il primo caso di condanna mai pronunciata per discriminazione individuale per orientamento sessuale e la seconda per discriminazione collettiva" sottolinea l'avv.

La donna festeggia nell'aver ottenuto giustizia e il suo avvocato spiega: "Questa decisione fissa un punto chiaro: i datori di lavoro di ispirazione religiosa o filosofica non possono sottoporre i propri lavoratori a interrogatori sulla loro vita privata o discriminarli per le loro scelte di vita". Lo afferma Stefano Incani, segretario dell'Uaar, il quale aggiunge che per la sua associazione quello è "un atto dovuto anche in considerazione del fatto che le scuole paritarie ricevono cospicui fondi pubblici e a maggior ragione dunque non possono porre in essere differenze di trattamento che violano la legge". Il giudice del lavoro del Tribunale di Rovereto lo ha accertato per i fatti a partire dal 16 luglio 2014, quando durante un colloquio con la madre superiora, preside della scuola, "le era stato chiesto di smentire voci per le quali avrebbe intrattenuto una convivenza sentimentale con altra donna". Si tratta, altresì, della prima sentenza che condanna per discriminazione un'organizzazione di tendenza dopo l'entrata in vigore della normativa antidiscriminatoria del 2003. "La Provincia di Trento dovrebbe invece dare un segnale di coerenza e sospendere il finanziamento pubblico a una scuola che si pone così palesemente in contrasto con i valori della Costituzione, come chiede L'Altra Trento a sinistra", conclude il Senatore.

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